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IV Ritiro Annuale di Preghiera del Gruppo Gesù è Vivo Riesi, 30 Luglio 2006
“Un solo corpo, un solo spirito…” Ef.4, 4 Per il quarto anno il Signore Gesù dona alla nostra piccola comunità il dono di vivere una giornata di riflessione sul nostro cammino durante quest’anno: è un’occasione speciale nella quale ci verrà fatto dono abbondante della Parola che potremo custodire e far fruttificare nei nostri cuori durante la pausa estiva. I fratelli del pastorale mi hanno invitato a illustrarvi la Parola che la liturgia odierna ci offre per guidarvi nella meditazione. Il brano è tratto dal capitolo 4 della Lettera agli Efesini Vi esorto dunque io, il prigioniero nel Signore, a comportarvi in maniera degna della vocazione che avete ricevuto, [2] con ogni umiltà, mansuetudine e pazienza, sopportandovi a vicenda con amore, [3] cercando di conservare l'unità dello spirito per mezzo del vincolo della pace. [4] Un solo corpo, un solo spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione; [5] un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo. [6] Un solo Dio Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, agisce per mezzo di tutti ed è presente in tutti. Questa è la Parola che oggi Gesù dona alla nostra riflessione, cercheremo ora di capire che cosa questa Parola vuole dire oggi alla nostra comunità e a ciascuno di noi.
La prima riflessione che mi è venuta in mente pensando a questo brano è
stata una lode al Signore che ci mostra ancora una volta che conosce ciò
di cui abbiamo bisogno come una madre che sa quale sia la pietanza più
adatta al suo bambino in ogni momento della sua crescita. Noi infatti
siamo stati chiamati a far parte di una comunità e questa Lettera è il
testo ecclesiologico per eccellenza del Nuovo Testamento, nel quale ci
viene presentata la Chiesa come mistero di comunione. Il Signore
Gesù non a caso ci offre questo brano per farci riflettere sul nostro
essere Chiesa, sul cammino che abbiamo fatto nel corso di quest’anno come
comunità in vista anche dei seminari per la preghiera di effusione che nel
prossimo autunno saranno una tappa fondamentale per il nostro percorso
spirituale.
Il brano che abbiamo appena letto per ben due volte utilizza la parola vocazione cioè “chiamata”, Paolo ci esorta a comportarci in maniera degna della chiamata che abbiamo ricevuto: la chiamata ad essere figli adottivi di Dio Padre, ad essere eredi del regno in grazia della redenzione mediante il Sangue di Gesù. La chiamata che abbiamo ricevuto è una chiamata allo stesso tempo personale e comunitaria: siamo chiamati a essere una cosa sola in Cristo e a diventare una comunità di credenti, a diventare Chiesa. “Così, dunque non siete più stranieri né ospiti, ma siete concittadini dei santi e familiari di Dio, edificati sopra il fondamento degli apostoli e dei profeti e avendo come pietra angolare lo stesso Cristo Gesù” Ef.2,19 – 20. L’esortazione di San Paolo a “conservare l’unità dello spirito per mezzo del vincolo della pace” richiama le parole dello stesso Paolo alla comunità di Corinto: “ in realtà noi tutti siamo stati battezzati in un solo Spirito per formare un solo corpo” 1 Cor 12 ,13. Questo richiamo all’unità ripropone la preghiera di Gesù nell’ultima cena “ Non prego solo per questi, ma anche per quelli che per la loro parola crederanno in me; perché tutti siano una cosa sola. Come tu, Padre, sei in me, e io in te siano anch’essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato” Gv 17,21 L’unità voluta da Gesù per i suoi discepoli è la partecipazione all’unità che Egli ha con il Padre e lo Spirito Santo, il modello di unità che ha in mente Gesù per noi è la Trinità: Dio stesso è comunità e noi siamo chiamati ad essere immagine di Dio. Padre, Figlio e Spirito Santo sono una cosa sola nella diversità delle persone. La fede ci insegna che, per opera dello Spirito, il Figlio si è incarnato nel seno della Vergine Maria e si è fatto uomo. Alle porte di Damasco, Paolo sperimenta in modo singolarissimo, in virtù dello Spirito, il Cristo incarnato, crocifisso e risorto e diventa suo apostolo. Quando egli scrive: “noi tutti siamo stati battezzati in un solo Spirito per formare un solo corpo”, intende esprimere la sua fede nell’incarnazione del Figlio di Dio e rivelare l’analogia del corpo di Cristo: l’analogia tra il corpo del Dio uomo, un corpo fisico, che si è fatto soggetto della nostra redenzione, e il suo corpo mistico e sociale, che è la Chiesa. Cristo vive in essa rendendosi presente, mediante lo Spirito Santo, in quanti formano in Lui un corpo solo. L’opera della redenzione continua, dopo l’incarnazione, la morte e la resurrezione, attraverso la Chiesa che rende presente Gesù nella storia attraverso i sacramenti, anzi essendo essa stessa sacramento cioè segno visibile della grazia, dell’amore di Dio. Può un corpo essere diviso? Può la Chiesa, Corpo di Cristo, essere divisa? Sin dai primi Concili, i cristiani hanno professato insieme la Chiesa “una, santa, cattolica e apostolica”. Essi sanno con Paolo che uno solo è il corpo, uno solo è lo Spirito, una sola è la speranza alla quale sono stati chiamati: “Un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo. Un solo Dio Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, agisce per mezzo di tutti ed è presente in tutti” (Ef 4,4-5). Rispetto a questo mistero di unità, che è dono dall’alto, le divisioni testimoniano le debolezze umane dei cristiani, sono frutto del peccato e dell’opera del diavolo che in greco significa colui che divide. Gesù chiede al Padre l’unità della sua Chiesa, ma il peccato spezza il progetto di Dio e la chiesa, sin dalle origini, cade nelle tentazioni che causano le divisioni. San Paolo in questa Lettera individua tre principali pericoli che possono causare divisioni nella Chiesa: la mancanza di umiltà, mansuetudine e pazienza che causa discordie; il diffondersi di dottrine non ortodosse; la divisione di ministeri e servizi.
L’unità non è possibile senza la conversione interiore, perché il desiderio dell’unità nasce e matura dal rinnovamento della mente, dall’amore della verità, dal dono di se stessi e dalla libera effusione della carità. Due sono infatti gli antidoti alle divisioni :la verità e la carità “… vivendo secondo la verità nella carità, cerchiamo di crescere in ogni cosa verso di lui, che è il capo, Cristo, dal quale tutto il corpo, ben compaginato e connesso, mediante la collaborazione di ogni giuntura, secondo l’energia propria di ogni membro, riceve forza per crescere in modo da edificare se stesso nella carità”. Ef. 4,15 Ogni comunità trae la sua forza e la sua sostanza dalla conversione del cuore, dalla santità della vita, dalla preghiera personale e comunitaria per l’unità. L’aspirazione all’unità va di pari passo con una profonda capacità di “sacrificio” di ciò che è personale, per disporre l’animo ad una sempre maggiore fedeltà al Vangelo. Predisporci al sacrificio dell’unità significa mutare il nostro sguardo, dilatare il nostro orizzonte, saper riconoscere l’azione dello Spirito Santo che opera nei nostri fratelli, scoprire volti nuovi di santità. Se, sostenuti dalla preghiera, sapremo rinnovare la nostra mente ed il nostro cuore, impareremo ad apprezzare i doni degli altri e la nostra comunità diventerà segno della presenza di Cristo nella storia. |
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